Nel 1516, il Duca Guglielmo IV di Baviera, promulgò una legge destinata a rappresentare la più grande rivoluzione della storia della birra, non solo Tedesca. Chiamato Das Reinheitgebot, o più semplicemente “editto di purezza della birra”. La legge, tutt’ora in vigore, definiva che i produttori dovessero usare solo 3 ingredienti per le loro birre: acqua, malto d’orzo e luppolo (il lievito è stato aggiunto dopo, avendone a quel tempo solo un idea oggettiva, ma non una definizione scientifica). Oggi sembra perfettamente normale che il luppolo sia un ingrediente irrinunciabile per qualsivoglia birra, ma una volta non era così, e nell’ottica che “tutto fa birra”, i produttori non dispensavano di infilare ogni aromatizzante possibile (soprattutto a basso costo) per le loro birre. L’effetto più rivoluzionario che ebbe l’editto, nella sua ferrea esecuzione, fu quello di innestare una corsa, tra i produttori tedeschi, alla ricerca della birra perfetta. La grandezza delle birre tedesche si gioca su stili limitati e riconoscibili. Se si dovesse definire in poche parole le caratteristiche delle birre Germaniche si potrebbe dire che esaltano la forza della tradizione. Questo fa sì che la Germania abbia, se non le più buone, di sicuro il movimento birrario più affascinante del mondo. Per ragioni storiche geografiche e politiche, uniamo alla Germania quelle nazioni mitteleuropee (Austria, Repubblica Ceca, ecc...) che con la Germania hanno sempre avuto un rapporto privilegiato.




Jever - Birrificio Jever - Pilsener
Colore dorato - alc.4,9% - cl 24

€ 5,00

Anche se la tipologia nacque nel 1842 a Plzen, in Boemia, Pochi sanno che dietro c’è lo zampino del mastro birrario Tedesco Joseph Grolz. Non c’è voluto molto perché le birre Pils si affermassero anche in Germania, diventando la tipologia più popolare per le birre di bassa fermentazione. Prodotte con malti chiari tipo Pils e luppoli nobili di area Mitteleuropea, le pils tedesche risultano in genere più caratterizzate delle loro omonime ceche. Questa Jever è una pils del nord e, come tradizione vuole, il pubblico del nord è meno transigente rispetto al sud. Ne viene fuori una birra spiccatamente amara ( sono 43 gli ibu) ma tutt’altro che ignorante. Il colore è giallo limpidissimo, sovrastato da una schiuma pallida e cremosa, bellissima. Al naso l’erbaceo, il fieno e il fiorito dei luppoli la fa da padrone, ma senza schiacciare le note calde dei malti freschissimi. In bocca un attacco mielato lascia ben presto il posto all’amaro, che domina ma non sovrasta l’ottimo contraltare del malto. Una birra perfetta, anytime, ve ne innamorerete.






Celebrator - Privat Brauerei Ayinger - Doppelbock
Colore bruno alc.6,7% - cl. 24

€ 5,50

Il caprone, simbolo delle bock, compare per ben tre volte, 2 volte sull’etichetta, mentre un piccolo caprone in plastica è appeso attorno al collo della bottiglia. Gli ingredienti includono: malto d’orzo al 100% (maltato direttamente dalla birreria, una delle poche a poterselo permettere) e luppolo Hellertau. Una doppelbock, questa tedesca dell’Ayinger, dal colore intensamente scuro, quasi ebano, e dalla spuma abbastanza ricca, a bolle grosse, ma non molto persistente, dello stesso color cappuccino della birra. Ha aroma intensamente maltato, torrefatto, con un che di frutta secca (noci, nocciole), e con alcune note luppolate che ne snelliscono l’effetto generale. Il corpo è molto snello, l’impressione generale, nell’assaporarla, è di una birra molto ben costruita, corretta, dal gusto nettamente torrefatto, con una nota agrumata leggermente soffusa e con un finale secco e asciutto, di frutta secca tostata, caffè e luppolo. siamo in presenza di una “signora” birra, che costituisce il range della categoria.