Con questa area geografica, analizziamo l’ultima grande area birraria. Per ovvio bisogno di sintesi, per Gran Bretagna intenderemo Inghilterra, Irlanda, Scozia e Galles. Il connubio tra birra e popolo anglosassone è pressoché inscindibile. Le donne erano le tenutarie dei segreti dell’arte della burrificazione, e vendevano i loro prodotti nel retro della cucina di casa. Sin dal Medioevo, era facile prevedere che combinare il pranzo con la cena era un gioco di acrobazia e, da questo punto di vista, la birra, ricca di carboidrati e calorie, se non era un complemento al pasto, spesso era proprio il piatto principale. Non c’è al mondo popolo che abbia preso tanto a cuore questa visione della birra come pane liquido quanto i britannici. I tedeschi hanno le Bier Stube, i Belgi le brasserie, ma il fascino e l’attaccamento morboso degli inglesi per il pub è qualcosa di inconcepibile ai più. La potenza coloniale inglese, fin dal tardo XV secolo, ha fatto sì che le birre dell’impero fossero bevute in tutto il mondo con grandi riscontri di successo, arricchendo a dismisura le fabbriche di birra, che in tutto il regno unito hanno le caratteristiche di avere dimensioni mastodontiche. Come si può ben intuire, quando in ballo ci sono interessi enormi è difficile essere aperti al cambiamento. Infatti in generale gli stili britannici sono limitati nel numero. Lo scambio continuo con le ex colonie ha fatto sì che i gusti stessi degli inglesi si modificassero fino a divenire nell’800, la prima forza produttiva del mondo. Un capitolo a parte andrebbe aperto per i rapporti tra Inghilterra e Stati Uniti. In America si è tramandata una tradizione di birre inglesi che in patria non erano più di moda e stavano svanendo. La rinascita dello spirito birrario americano, ha dato il là anche a una rinascita di stile e sperimentazione in Gran Bretagna, dove si contano molti nuovi piccoli birrifici che hanno un gusto tutto peculiare per la sperimentazione.




Jaipur - birrificio Thornbridge - IPA
Clore giallo - alc.6% - cl.50

€ 7,00

Nome indiano per ovviamente una India Pale Ale brassata dalla Thornbridge. Jaipur, ovvero la città “rosa”, per il colore predominante dei suoi edifici; capitale dell’omonimo distretto, più di tre milioni di abitanti, famosa per il Palazzo dei Venti, un antico osservatorio dal quale le donne di corte potevano osservare la vita della città. La sua splendida facciata in pietra arenaria rosa, è caratterizzata da un migliaio tra finestre e nicchie. Ritornando alla birra, si presenta di colore giallo pallido, velato; la schiuma bianca, molto persistente, è fine e cremosa. Molto elegante e fruttato il naso, con sentori di arancio, mandarino e pesca bianca. Si tratta di una IPA abbastanza snella, che non vuole mostrare i muscoli ma preferisce seguire la strada della facilità di bevuta. Medio-leggero il corpo, corretta la carbonazione, watery la consistenza. In bocca c’è un grande equilibrio e pulizia di tutte le componenti: malto (crosta di pane), agrumi dolci e “sciropposi” bilanciati da note amaricanti di scorza d’agrumi. Molto secca, pulisce bene il palato ed invoglia subito il sorso successivo; finisce lasciando un retrogusto amaro abbastanza delicato, caratterizzato da note vegetali e di scorza di pompelmo. IPA molto ben fatta, pulita, profumata, bilanciata e gustosa. C’è tutto quello che serve.






London Pride - Fuller’s Brewery - Pale Ale
Colore ambra - alc.4,7% - cl.33

€ 5,00

Storica brewery di Londra, la Fuller’s ha resistito alle numerose epidemie che avevano portato alla chiusura di (quasi) tutti i birrifici della capitale ed ora è ancora lì, in piedi, a godersi la nascita della new wave londinese. Inghilterra, terra natia di pale ales e di bitter, della cui categoria questa London Pride ne è un buon esempio. Un classico nei pubs, alla spina, la versione in bottiglia è (purtroppo) pastorizzata ma ugualmente gustosa. Di color rame, con schiuma bianca appena ocra, mediamente persistente. Il naso è gradevole, con malto, note fruttate, una leggera tostatura e sentori erbacei. Snella e beverina come una session beer dovrebbe essere, ripropone in bocca l’elegante tostatura dei malti, un po’ di crosta di pane, ed un finale amaricante erbaceo secco che pulisce bene la bocca. Semplice, piacevole da bere. Pinta dopo pinta (o bottiglia dopo bottiglia), un gradevole supporto dissetante a lunghe conversazioni.






St.Edmund’s - Green king brewery - Golden Ale
Colore dorato - alc.4% - cl.24

€ 5,00

La vera nuova creazione del mondo birrario Inglese. Nate per volontà del mastro birraio per unire la bevibilità di una session ale (le birre da pasto, di cui gli Inglesi ne possono bere una caterva) e le caratteristiche organolettiche più strutturate di una Ipa. Il corpo è snello, watery, trattandosi di una birra che fa 4°vol. le note su cui si gioca questa splendida birra sono di miele, mela,caramello, uva spina, malto croccante al naso. Al sapore è dolciastra ma non stucchevole per un finale asciutto.






Yardbird - Green King - IPA
Colore ambrato - alc.4% - cl.24

€ 5,00

Sulla nascita delle IPA, acronimo di India Pale Ale ci sarebbe da scrivere e da raccontare molto più dello spazio che abbiamo; ci basti solo pensare che furono studiate dai produttori Inglesi per rifornire di birra le truppe imperiali di stanza nelle lontane colonie, come quella Indiana. La famosissima compagnia delle Indie sapeva vendere il prodotto talmente bene, che la eco della bontà di queste birre ritornò in patria e tutti vollero bere queste famose Ale Indiane. Nell’800 le IPA furono le birre più vendute. Oggi, grazie alla Craft Beer Revolution sono tornate in auge tra gli appassionati. Le IPA di oggi sono abbastanza leggere ma strutturate, con una luppolatura importante e passate in Dry Hopping. Il risultato è un piacevole sbilanciamento verso l’amaro che è il punto di forza di queste birre beverine, insieme agli aromi sensazionali che i luppoli donano.






Double Hop Monster IPA - Green King - Double IPA
Colore ambrato carico - alc.7,2% - cl.33

€ 5,00

Un altro esempio di meltin pot brassicolo. Le Double o imperial Ipa nacquero in America, nella ormai mitica rinascimento della West Coast. Quindi risponde al grido degli appassionati: Più malto! Più luppolo!! In questa ottica il nome che ricorda una luppolatura mostruosa, ci casca a fagiolo. Il tasso alcolico è più alto delle normali Ipa e il corpo è molto più strutturato, è una birra che può tranquillamente competere con un liquore. Lo sfondo maltato è fondamentale per fare da trampolino alla fantasia roboante dei luppoli, una miscela, per questa birra del Suffolk, che vede la presenza sia di varietali americane che Inglesi. Diciamo che gli Inglesi danno sentori più terragni, resinosi, floreali. Gli americani si sbizzarriscono con sentori di frutta esotica, passion fruit, pompelmo e lime. Il finale è secco e leggermente scaldato dall’alcool.